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Quando il respiro si fa aria
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Kalanithi, Paul

Quando il respiro si fa aria

Milano : Mondadori, 2016

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Abstract: Qual è il significato della vita umana? O meglio, che cosa la rende significativa e degna di essere vissuta? A farsi queste domande non è un filosofo o un teologo, ma il neurochirurgo americano di origine indiana Paul Kalanithi, che a soli 37 anni, al culmine del successo professionale, deve affrontare la disperata battaglia contro un cancro in fase terminale e guardare negli occhi l'avversario che ha già sfidato tante volte in sala operatoria: la morte. Animato fin dall'infanzia da passioni apparentemente inconciliabili (letteratura, psichiatria, filosofia, ricerca scientifica), che lo avevano portato a scegliere la neurochirurgia come facoltà chiave per conoscere l'"intreccio di cervello e coscienza", Paul vive l'esperienza soggettiva della malattia come l'occasione per cominciare a vedere le cose con quello sguardo da paziente che aveva a lungo cercato e per riflettere sul destino che ci accomuna a ogni organismo vivente che nasce, cresce e muore. E mentre racconta il rapido decorso del tumore, accompagnato da un continuo alternarsi di consapevolezza, accettazione, paura e determinazione, ci invita a entrare nel suo universo di affetti, desideri, sogni e speranze. Nel ripercorrere le ultime tracce di un'esistenza vissuta con quel coraggio che gli ha permesso di affrontare la malattia con "grazia e autenticità", come dice la moglie Lucy nell'epilogo, Kalanithi non cede mai all'autocommiserazione, ma ci parla del nostro essere mortali facendoci appassionare alla vita.

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Leopoldo Roman
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QUANDO IL RESPIRO SI FA ARIA è un bellissimo libro di Paul Kalanithi, un giovane cardiochirurgo e neuroscienziato americano, di origine indiana da parte di mamma, morto di cancro a 37 anni, che in sole 148 pagine, ha concentrato l’esperienza drammatica della malattia, che nel periodo più fulgido della sua vita, quando il successo sembrava inarrestabile, l’ha invece portato alla morte.
Un’esperienza demolente per il fisico, ma non così per lo spirito che lui, cultore anche delle discipline letterarie e sempre rimasto uno scrittore in pectore, ha voluto raccontare per lasciare soprattutto alla piccola figlia Cady ed alla moglie Lucy un forte messaggio di coraggio e di speranza. Lo ha scritto nell’ultimo anno di vita, quando l’evolversi della malattia gli ha impedito definitivamente di svolgere con sicurezza la sua attività in sala operatoria. Si ha quasi l’impressione che la scrittura di notte, durante le attese nei laboratorio oncologici o durante la somministrazione della chemioterapia, fosse per lui quasi una dolce anestesia.
E’ anche interessante il libro per una finestra che apre sul lavoro nelle Università e negli ospedali americani con ritmi che in Italia ce li sogniamo, ma nello stesso tempo con la possibilità di dare il massimo spazio a chi ha idee, programmi e volontà per raggiungere determinati obiettivi. La meritocrazia insomma.

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