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La solitudine dei numeri primi
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Giordano, Paolo <1982- >

La solitudine dei numeri primi

Milano : Mondadori, 2008

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Abstract: Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli": due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d'esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

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Forse le mie aspettative erano troppo alte dettate soprattutto dal gran parlare che si è fatto di questo libro o forse questo non è il mio genere ma ho trovato la lettura di questo romanzo non particolarmente avvincente. E'stata comunque una lettura piacevole ma voglio leggere anche la seconda opera di Paolo Giordano, vediamo se questa mi farà cambiare idea.

Un libro che non mi ha coinvolta, una storia in sospeso, che sembra sempre debba sfociare in un qualcosa che non arriva mai, nemmeno nella conclusione. Ogni pagina è intrisa di un sottile strato di angoscia, che avvolge i protagonisti lungo tutta la storia. Uno spiraglio di positività avrebbe reso meno cupa, a mio avviso, la lettura.

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