Leopoldo Roman

Biografia

Riporto due citazioni di Roberto Saviano e Martin Luther King che condivido al cento per cento:
"Due sono le grandi sventure per chi vuol vivere in Italia: il talento e l'onestà. In mancanza di questi la vita è dolce in questo paese!"
"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".

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La famiglia Karnowski - I.J. Singer

E’ la storia di tre generazioni di ebrei, dal 1860 al 1940, ambientata prima nella bigotta Polonia, poi nella laica Berlino e infine nella libera New York. Scritta magistralmente da Israel J. Singer, fratello di Isaac, premio Nobel per la letteratura del 1978 (che famiglia, visto che anche la sorella Esther, ha scritto un paio di capolavori!), la vicenda scorre avvincente immedesimandoti in quegli ambienti ricchi di tradizioni, contraddizioni e sofferenze, quest’ultime soprattutto dopo l’ascesa del nazismo e l’istituzione delle leggi razziali. I personaggi protagonisti, David, Georg e Jegor, rispettivamente nonno, padre e nipote, personificano tre generazioni in conflitto fra loro. La prima, tradizionalista al massimo è rigida nel rispetto di una certa etica ebrea ed è poco disponibile all’integrazione con i “gentili” pur ricercandoli per ricavarne tutti i vantaggi immaginabili in termini economici e di elevazione di ceto. La generazione intermedia è invece disponibile al compromesso tanto che Georg, divenuto un chirurgo affermato, sposerà, contro il parere del padre, una tedesca. C’è poi l’ultima, quella che più soffrirà per la segregazione razziale e che sarà costretta a emigrare in America. E’ però nella descrizione dei tormenti di Jegor, che fino alle ultime pagine rifiuta di accettare la sua condizione di mezzosangue, lui che vorrebbe tanto essere biondo e con gli occhi azzurri, che il romanzo tocca dei momenti che sono struggenti, con descrizioni di situazioni che ti lasciano veramente esterrefatto. Capisci veramente quale cancro sia stata la shoa, specialmente per i più giovani.

La strada di Swann - Marcel Proust

Quando la scrittura diventa armonia. Non c’è pagina, non c’è descrizione, non c’è situazione che non sia poesia. Questo primo, dei sette libri della “Recherche”, descrive i ricordi del piccolo Marcel a Combray dove ha conosciuto Swann, protagonista di questa prima parte assieme alla sua incontrollabile amante Odette, poi divenuta moglie infedele, e la loro figlia Gilbert della quale Marcel s’innamora, ma non viene corrisposto. Non c’è continuità nel racconto perché i ricordi vanno e vengono. Ma sono proprio queste amnesie, questa discontinuità della memoria, i momenti più alti di questo capolavoro letterario. “Partito per raccontare l’esperienza della propria vita, si è trovato a poco a poco a investire altri domini ed a trasformare la realtà in una filosofia dell’esistenza”, ha scritto in una recensione Giovanni Raboni. L’opera oggetto di studio di psicanalisti e di psicologi, è caratterizzata da altissimi momenti di scrittura. Ci sono descrizioni fantastiche. Oltre a quelle celeberrime dei paesaggi francesi, quelle indimenticabili di alcune nature morte in interni. In particolare quella del mazzo d’asparagi sul tavolo, che è sublime. Vi risulteranno poi indimenticabili, l’incipit che è uno dei più famosi della letteratura mondiale e il finale della seconda parte “Un amore di Swann”, che è veramente sconcertante nella sua secca semplicità. Se qualche volta l’estenuante meticolosità di Proust nel descrivere praticamente ogni dettaglio ed ogni stato d’animo, vi porta quasi all’esasperazione, tenete duro perché ne vale la pena.

Origin - Dan Brown

E’ il primo romanzo di Dan Brown che leggo e non sarà l’ultimo. Mi è piaciuto molto sia per la descrizione degli ambienti, che per l’argomento trattato e la trama. Lo scrittore ha dimostrato di essersi molto ben preparato, frequentando ambienti di alto livello (lo si deduce anche dai ringraziamenti finali). Pur essendo un romanzo di fantasia con una trama e personaggi completamente inventati, appare molto verosimile e potrebbe anche anticipare una realtà non molto lontana nel tempo. E’ infatti l’intelligenza artificiale la vera protagonista del romanzo, quella che in futuro potrebbe darci le risposte alle due domande che sono il leitmotiv della narrazione. Da dove veniamo? Dove andiamo?

Tutto è possibile - Elizabeth Strout

Il giorno in cui comprenderemo che la vita nelle campagne del Midwest è affascinante soltanto nei romanzi di chi la racconta, sarà sempre troppo tardi per rinnegare il mito della provincia americana. Anche i personaggi protagonisti di questi racconti, marginalmente collegati fra loro, per dar l’impressione del romanzo, sono, appunto, di un altro continente. Soli, freddi, isolati, strambi, patetici, psicologicamente instabili. Non mi riesce di amarli. Certo che Elisabeth Strout li descrive magistralmente, ma le storie che ci sono dietro sono abbastanza banali e scontate.

Madame Bovary - Gustave Flaubert

Madame Bovary non è un romanzo d’amore come pensavo, ma introspettivo. Ogni personaggio quando Flaubert scrive di lui, diventa anche protagonista, tanta è la bravura, la precisione e la profondità nel descriverlo nell’aspetto, negli atteggiamenti e nell’interiorità. Oltre ad Emma e Charles hanno un ruolo di primo piano gli amanti, il farmacista, il commerciante usuraio, i genitori. Perfino un commesso storpio ed un mendicante cieco riescono a ritagliarsi la loro fetta di celebrità. Anche la descrizione dei luoghi è ricca, realista e suggestiva. A volte allineata al profilo psicologico delle persone. Che dire della storia? Lineare e scontata, ma non per questo non ti prende il cuore e la mente. Tutto sommato trovo il complesso e disarmante profilo psicologico di Emma abbastanza attuale, nonostante siano trascorsi oltre 150 anni dalla sua ideazione. Idem per quello di Charles, le cui contraddizioni trovi in molti profili di persone che assurgono alle cronache dei nostri giorni. La bellezza dei classici è appunto quella di essere sempre attuali.

Le cose crollano - Chinua Achebe

Nel 2002 questo libro è stato inserito nella lista dei 100 migliori libri di tutti i tempi compilata dalla Norwegian Book Club. Parla degli Igbo, una delle principali etnie africane, ben radicata in Nigeria dove è ambientato questo romanzo nei primi anni del ventesimo secolo. Descrivendo la vita e le imprese del guerriero Okonkwo, un coraggioso capo di varie tribù, lo scrittore africano ci fa vivere l’epopea che ha segnato per il suo popolo il passaggio di civiltà determinato dalla colonizzazione dei bianchi. Un passaggio che è stato traumatico soprattutto per chi, come il nostro protagonista non ha voluto accettarlo portando il suo rifiuto fino alle estreme conseguenze. Con una scrittura semplice e lineare Chinua Achebe ci fa molto riflettere su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, ma lasciando al lettore le conclusioni. L’impatto con i bianchi, che hanno portato la cosiddetta civiltà è stato devastante, ma va detto che le loro tradizioni lo erano altrettanto. Molti erano gli esclusi sia per motivi di casta che semplicemente per delle superstizioni. Come si legge nella nota finale del traduttore “il colonialismo in Africa ha frantumato molte cose, ma ha creato grandi unità dove prima ce n’erano di piccole e frammentarie; ha unito molte genti che prima procveedevano per vie separate”.

L'anima della frontiera - Matteo Righetto

Ho letto questo libro con il recondito desiderio di rivivere l’ambiente della storia di Tonle, ripercorrendo i suoi sentieri fra le masiere del canale del Brenta e le scogliere del Monte Grappa. Una storia di confine, di contrabbandieri, di povertà, di delitti commessi e desiderati. Naturalmente la bravura di Mario Rigoni Stern è irraggiungibile come pure le sue poetiche descrizioni, ma devo dire che Matteo Righetto non mi ha deluso. La storia di Augusto e di sua figlia Jole mi ha appassionato al punto giusto. L’ambientazione è realistica, come pure i personaggi. Mi ha particolarmente colpito la malvagità di alcuni protagonisti secondari quali il ricettatore ed il carbonaio, peraltro caratteristica di quegli ambienti e di quell’epoca (fine ottocento). Non lo definerei però un western letterario come potrebbe sembrare dalla copertina e come indicato in prefazione. Con la frontiera americana quella italo-austriaca non aveva nulla da spartire.

L'arminuta - Donatella Di Pietrantonio

Il dramma di una ritornata, una bambina di pochi anni, che è affidata a una lontana cugina della sua vera mamma e che poi, dopo qualche anno in cui l’affetto da quest’ultima dimostratole aveva in sostanza sostituito quello materno, il ritorno a casa per un motivo che resterà per lei misterioso fin quasi al termine del romanzo. Un racconto intenso, scorrevole, coinvolgente e a volte anche commovente, che si sviluppa proprio nella ricerca di quel perché, fra supposizioni, ammiccamenti, mezze ammissioni e segreti, pian piano svelati. L’arminuta però non ritroverà mai se stessa. Un bambino non potrà mai trasformarsi in un pacco e né l’affetto, né i legami di sangue potranno mai sostituirsi all’amore. Un testo ben scritto, elegante e che ti lascia qualcosa dentro.

Quando il respiro si fa aria - Paul Kalanithi

QUANDO IL RESPIRO SI FA ARIA è un bellissimo libro di Paul Kalanithi, un giovane cardiochirurgo e neuroscienziato americano, di origine indiana da parte di mamma, morto di cancro a 37 anni, che in sole 148 pagine, ha concentrato l’esperienza drammatica della malattia, che nel periodo più fulgido della sua vita, quando il successo sembrava inarrestabile, l’ha invece portato alla morte.
Un’esperienza demolente per il fisico, ma non così per lo spirito che lui, cultore anche delle discipline letterarie e sempre rimasto uno scrittore in pectore, ha voluto raccontare per lasciare soprattutto alla piccola figlia Cady ed alla moglie Lucy un forte messaggio di coraggio e di speranza. Lo ha scritto nell’ultimo anno di vita, quando l’evolversi della malattia gli ha impedito definitivamente di svolgere con sicurezza la sua attività in sala operatoria. Si ha quasi l’impressione che la scrittura di notte, durante le attese nei laboratorio oncologici o durante la somministrazione della chemioterapia, fosse per lui quasi una dolce anestesia.
E’ anche interessante il libro per una finestra che apre sul lavoro nelle Università e negli ospedali americani con ritmi che in Italia ce li sogniamo, ma nello stesso tempo con la possibilità di dare il massimo spazio a chi ha idee, programmi e volontà per raggiungere determinati obiettivi. La meritocrazia insomma.

La valle delle donne lupo - Laura Pariani

Un racconto indietro nel tempo, ambientato in una valle di montagna che potrebbe essere ovunque, su com’era considerata la donna fino a non molti anni fa: in sostanza niente. Essendo una storia, a volte appare irreale, ma si sa che molte volte la realtà supera la fantasia. Donne ricoverate nei manicomi perché non ubbidienti all’uomo, segregate, umiliate, annientate psicologicamente. Fenisia però ha resistito ed è grazie al suo racconto alla sciura lombarda che questa realtà dimenticata è stata sviscerata. Il romanzo, una volta che il lettore ha preso confidenza con molti neologismi che sono un misto di dialetto, latino e italiano, scorre piacevole e a tratti anche avvincente.

Le figlie di Caino - Colin Dexter

La trama l'ho trovata mediocre ed alquanto scontata per essere un giallo. Interessanti e a volte sufficientemente ironiche le battute messe in bocca all'ispettore Morse ed al suo aiutante, ma nulla più.

Il commesso

La creazione e la descrizione di personaggi come Morris Bober e Frank Alpine sono dei veri capolavori della letteratura internazionale. Meritatissimi dunque i vari riconoscimenti al suo autore premiato per due volte con il National Book Award ed una con il premio Pulitzer.
Il rapporto fra i due, uno padrone del negozio l’altro apprendista salumiere, è quanto di più complesso ci possa essere per la commistione fra interessi personali e credenze religiose, nonché passioni amorose, ostacolate da false credenze determinate da rigide osservanze rituali più di forma che di sostanza.
Descrivere tutto questo non è semplice ma Malamud ci riesce con naturalezza grazie anche alla sua conoscenza dell’ambiente ebraico, pur considerandosi lui uno scrittore prettamente americano.
Mi è piaciuto soprattutto l’epilogo con alcuni esiti imprevedibili descritti molto sinteticamente ed incisivamente dopo un lungo lavorio di preparazione a volte estenuante. Ma è proprio questo contrasto che mi ha illuminato.

Il medico di campagna - Honoré de Balzac

Un romanzo d’altri tempi con molti spunti di riflessione. Renderei obbligatoria questa lettura a chi vuol candidarsi per occupare una carica pubblica. Molte considerazioni che vengono fatte nella Francia post napoleonica sono tutt’ora molto attuali. “I sentimenti di un popolo sono i suoi ideali, e noi, anziché ideali, abbiamo interessi”. “Non basta essere onesti per far progredire anche il più piccolo paese, bisogna anche essere preparati”. “Nel campo economico favorire non vuol dire proteggere. La politica di un paese deve mirare a liberarlo da ogni tributo nei confronti dell’estero, ma senza vergognosamente ricorrere a dogane e divieti. L’industria non può salvarsi che da sola, la sua vita è la concorrenza. Se è protetta langue, col monopolio e con i calmieri muore. Il paese che asservirà tutti gli altri, sarà quello che proclamerà la libertà commerciale ed avrà un’industria così forte da vendere i suoi prodotti a prezzi inferiori a quelli dei suoi concorrenti”. Ripeto, un romanzo veramente ricco di considerazioni assolutamente attuali e con una bella storia: quella del dottor Benassis e del colonnello Genestas ambientata in quel meraviglioso angolo di Francia nelle vicinanze di Grenoble.

L'uomo che metteva in ordine il mondo - Fredrik Backman

Si accontentano di poco gli svedesi se questo romanzo è quello da loro più amato degli ultimi anni. Sicuramente Ove è un personaggio originale e la sua storia è anche divertente, ma è molto ripetitiva e scorre poco. Metodico e preciso fino al parossismo, Ove, che da poco ha perso la compagna della sua vita, l’unica persona che lo capiva ed amava, decide di uccidersi. L’arrivo nella villetta accanto di una famiglia particolarmente sconclusionata riuscirà a fargli cambiare idea? Io non l’ho capito.

Le otto montagne - Paolo Cognetti

La bravura di Paolo Cognetti è stata quella di ambientare in montagna una storia di amicizia inserita in un contesto di difficili rapporti fra padri e figli, usando un linguaggio semplice, lineare, elegante, ma nello stesso tempo suadente ed incisivo. Niente da condividere con la retorica dei grandi alpinisti del passato o con le filippiche più attuali di un Corona, ma autore di un romanzo che ha sfondato in tutto il mondo raggiungendo soprattutto un pubblico eterogeneo e non esclusivamente la stretta cerchia degli appassionati di montagna. Devo dire che ho trovato molto interessante il rapporto fra il protagonista e suo padre, una figura quest’ultima estremamente complessa, ma che alla fine è riuscita, pur in maniera travagliata e indiretta, nell’intento di trasmettere al figlio la sua grande passione per la montagna. Una passione non prettamente sportiva, come lui avrebbe desiderato, ma soprattutto spirituale e meditativa. Stupende certe descrizioni ambientali, molto profondi alcuni spunti di riflessione come quello svolto sul torrente quando l’autore scrive che se il punto in cui ti immergi è il presente, il passato è a valle ed il futuro a monte. L’unica cosa che non mi ha preso, forse perché non sono riuscito a capirla bene, è stata la storia che ha dato il titolo all’opera e cioè che in Nepal si dice che il mondo sia una ruota ad otto raggi con in mezzo una montagna altissima circondata appunto da otto montagne, separate da otto mari. Quando lo rileggerò, perché per uno che ama la montagna è un libro da rileggere, spero di venirne a capo.

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